Chi era Matteo Valenti

 

Matteo era un giovane di 23 anni.

È stato assunto il 10 ottobre 2004 come apprendista dalla ditta Mobiliol di Pietro Martinelli, che produce cere.

l'8 novembre 2004 si è sviluppato un incendio in questa azienda e Matteo è rimasto intrappolato tra le fiamme, senza soccorsi, ed è morto dopo 4 giorni, il 12 Novembre 2004, all’Ospedale Grandi Ustionati di Genova.

La città è rimasta sconvolta dalla drammaticità del caso.

Matteo, quella mattina, su indicazioni del suo titolare, unico responsabile alla sicurezza ma assente, stava eseguendo delle lavorazioni molto pericolose senza aver fatto nessun corso di formazione e all’interno di un’azienda che (dalle foto che abbiamo potuto vedere sembra una bottega dell’800) a contatto con materiali estremamente pericolosi e infiammabili, da solo e senza che nessuno lo soccorresse tempestivamente.



Matteo si poteva salvare!



Una città intera si è fermata e si è posta alcune domande:


Perché un ragazzo giovane alle prime esperienze è stato lasciato solo?


Perché quella mattina il responsabile  alla sicurezza, Pietro Martinelli, dottore in chimica era assente?


Perché in un posto tanto pericoloso e fatiscente non c’erano né vie di fuga, né sistema antincendio?


Perché si è potuto tenere aperto un posto simile in pieno centro abitato?


Chi sono i responsabili?

Storia del Comitato


Per dare una risposta a queste domande e per sensibilizzare i cittadini sul tema della sicurezza nei posti di lavoro, il 20 dicembre 2005 nasce un comitato che porta il nome di Matteo Valenti e che in poco tempo raccoglie più di tremila firme di amici, parenti, conoscenti, lavoratori e cittadini di Viareggio.

Il comitato insieme alla famiglia, ha lottato per arrivare ad un processo che denunciasse tutte le responsabilità di questo omicidio.

Il 18 ottobre 2006, Pietro Martinelli chiede il patteggiamento della pena e se la cava con 1 anno e 8 mesi, pagando le sanzioni per le innumerevoli violazioni della legge sulla sicurezza.

La legge sull’omicidio colposo (art. 589 del Codice Penale) punisce i responsabili con pene da 1 a 5 anni e dicono che per avere il massimo della pena  è necessario che i morti siano molti!!!

Non eravamo preparati a questo e neanche al  patteggiamento.

Non sapremo mai, perlomeno dalle aule di un Tribunale, cosa è successo quella mattina.

Non potremo guardare in faccia il responsabile di questa tragedia…

L’impatto con la giustizia è stato devastante, la famiglia ne è uscita distrutta…

Non è stata interpellata, non è stato previsto un suo parere… eppure si parla di famiglie piegate dal dolore, che non guariranno mai da un evento così drammatico.

Chiuso il percorso penale, è rimasto a tutti noi un senso di impotenza, mille domande che non hanno avuto una risposta ed un responsabile, Pietro Martinelli, che patteggia (quindi si dichiara colpevole) e che  continua a ricoprire importanti cariche pubbliche:

a) è presidente della Confartigianato di Lucca, responsabile per la sicurezza e prevenzione nei posti di lavoro di oltre 4.000 aziende;

b) fa parte del Consiglio d’Amministrazione della Cassa di   Risparmio di Lucca, Pisa e Livorno;

c) fa parte del Consiglio d’Amministrazione della Fondazione Banca del Monte.

Obiettivi del Comitato


1) Il Comitato ha svolto in città un lavoro di sensibilizzazione per la prevenzione nei posti di lavoro.

Si batte perché i posti di lavoro non siano luoghi di morte, luoghi dove conta solo la produttività a dispetto dei  rapporti umani, ma  diventino  luoghi di formazione e di vita.

2) Dà assistenza e appoggio morale alle famiglie colpite da un lutto simile che sono abbandonate perché la legge sull’omicidio colposo non ha nessuna attenzione per quel bene prezioso che è la vita e non prevede un rapporto umano con le famiglie delle vittime.

Quando un ragazzo inizia un lavoro non appartiene più soltanto alla sua famiglia ma anche al mondo del lavoro che lo deve proteggere e vigilare come un bene prezioso perché dietro ogni  giovane vita che viene stroncata c’è un mondo più povero e una famiglia distrutta per sempre.

Solo la famiglia può decidere se accettare il patteggiamento e deve avere un ruolo fondamentale anche rispetto alla legge.

Ha diritto di arrivare ad un processo.

La legge deve avere pene proporzionali (si fa per dire!) alla gravità di quanto accaduto;

  1.    deve interrompere qualsiasi attività nelle aziende dove c’è stato un omicidio;

  2.    deve rimuovere da ogni carica il responsabile indagato

  3.   deve prevedere un rapporto umano e  di informazione in particolare con le famiglie colpite (che sono a casa ad aspettare di “sapere”).


… e per finire…


Matteo è ancora con tutti noi e ci guida nel nostro percorso…

siamo ancora sconvolti all’idea che la sua giovane vita sia stata interrotta  e il suo sogno infranto ma abbiamo lottato perché non diventasse un numero, una “fatalità” né uno “spiacevole incidente”…

è il nostro ragazzo, ha un nome, un cognome, un sorriso

e la nostra speranza è che sia così anche per tutti gli altri giovani che continuamente muoiono per incidenti sul lavoro e non fanno notizia.

...come uccelli senza ali trascinati dal vento...

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