Comunicato del Comitato popolare “Matteo Valenti”

Mercoledì 18 ottobre, con una condanna a 20 mesi, si è concluso il processo penale a Pietro Martinelli, responsabile della morte di Matteo. Il 24 gennaio 2007 si terrà, invece, il processo con “giudizio abbreviato”, per falsa testimonianza, al collega di lavoro di Matteo.

Per il Martinelli si è arrivati al patteggiamento (procedimento speciale) su richiesta dell’imputato il quale si è proposto per una condanna a 30 mesi, affinché non si svolgesse il processo ordinario e potesse usufruire dello sconto fino ad un terzo della pena. Il “fino ad un terzo” è diventato, all’atto pratico, un terzo secco e la condanna, così, da 30 mesi è passata a 20.

Una conclusione, questa, diversa da quanto chiesto dai familiari di Matteo e dal Comitato: lo svolgimento del processo ordinario, con la fase del dibattimento per accertare verità e responsabilità.

Ma la legge prevede pene irrisorie (e ridicole) a fronte di così gravi responsabilità, tutelando i datori di lavoro che possono, addirittura, schivare il processo. E tutto questo, per non parlare del recente indulto di tre anni esteso alle condanne in materia di sicurezza e salute sul lavoro.

Il Comitato denuncia, ancora una volta, una legge che assicura impunità ai datori di lavoro, penalizzando, così, sicurezza e salute e non intende abbandonare l’impegno politico, civile e morale sulle morti sul (e per il) lavoro!

Il Comitato, fin dalla nascita (20 dicembre ‘05), ha promosso numerose iniziative e sviluppato una vasta mobilitazione. Questa attività ha prodotto significativi risultati: la raccolta di migliaia di firme; la visibilità della vicenda attraverso mass media, propaganda e manifestazioni (a differenza di quanto, purtroppo, solitamente accade, con i morti sul lavoro dimenticati e con le famiglie abbandonate a sé stesse); le prese di posizione e la presenza alle iniziative di istituzioni, associazioni e personalità politiche; la riduzione dei tempi processuali; il coinvolgimento di lavoratori, giovani, istituti scolastici e cittadini su sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

In sintesi, pensiamo che il processo abbia avuto l’esito negativo previsto, mentre i risultati dell’attività svolta sono stati positivi oltre il previsto. Comunque, l’esito è stato condizionato dalla mobilitazione del Comitato, infatti in casi analoghi, i tempi sono infiniti e le pene ancora più irrisorie!

Ora il Comitato dovrà impegnarsi ad elevare la coscienza e a rafforzare la determinazione, caratteristiche che hanno animato per tutto l’anno la nostra attività, per proseguire in questa fondamentale battaglia.

La storia di Matteo ha insegnato a tutti noi che con la passione e la determinazione è possibile incidere sulla realtà, fino a sviluppare coscienza, organizzazione e forza, necessarie ad invertire anche il senso comune (e scontato) delle cose.

Una riflessione ai margini ma doverosa, sulla presa di posizione del consiglio della Confartigianato della provincia di Lucca, di cui Martinelli è presidente: un mix di ipocrisia e incoscienza. Infatti, dopo formali (neppure di circostanza in quanto sono trascorsi due anni dall’accaduto) dichiarazioni “per la grave perdita”, scende in campo per esprimere la solidarietà al suo presidente, addolorandosi (in questo senso il dolore è sincero) per il fatto che di fronte ai tanti incidenti mortali “in nessun caso è stata promossa un’attività similare”.

A fronte di chi pretenderebbe sempre e solo silenzio e omertà, il Comitato ha impedito che Matteo fosse ucciso una seconda volta!

Viareggio, 24 ottobre    

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