A proposito di "spiacevoli incidenti sul lavoro" ovvero di "casualità"

Sono ancora sconvolta per la notizia che quel giovane ragazzo non ce l’ha fatta.

Aveva l’età di Matteo e chissà quanti progetti e speranze

Il lavoro ha di nuovo stroncato una giovane vita, ha annullato il sogno di Joubert Thomson… quello di vivere.

Ha distrutto la sua famiglia.

Perché?

Perché dopo un incidente sul lavoro, si sentono dire sempre le stesse cose?

“Bisogna che le azienda investano sulla sicurezza e sulla prevenzione, ci vogliono più controlli….” e poi tutto continua come prima.

Mi viene un dubbio.

Forse le aziende dove avvengono questi drammi, non investono sulla sicurezza perché, tutto sommato, ai responsabili di questi “omicidi” succede poco o nulla: continuano a lavorare subito dopo perché la produttività è l’unica cosa che conta a discapito dei rapporti umani e di un’etica che abbiamo perso per strada.

I processi non ci sono più, al loro posto  abbiamo patteggiamenti e indulti, e i responsabili se la cavano con pene meno gravi di chi ruba un barattolo in un supermercato.

Questa si chiama giustizia?

Forse è l’ora che il Parlamento riveda la legge sull’omicidio colposo che è una vergogna?

Forse bisogna che qualcuno ci aiuti a fermare questo disastro?

Chi ci può dare delle risposte?

Spero che i genitori di Joubert riusciranno ad averle.

Io ancora non le ho avute.

Pietro Martinelli, titolare dell’azienda dove lavorava mio figlio, è ancora presidente della Confartigianato per la provincia di Lucca , è nel Consiglio d’Amministrazione della Cassa di Risparmio di Lucca e Fondazione Banca del Monte, continua a produrre cere Fata.

Non c’è stato nessun processo, non saprò mai perché è potuto succedere che mio figlio sia rimasto intrappolato in quel posto fuori dal tempo e da ogni logica morale.

A fronte di una vita stroncata, la sentenza penale è stata quella di 1 anno e 8 mesi con patteggiamento e, a più di due anni  da quell’8 novembre 2004, non c’è stato nessun accordo per la parte civile.

Forse “quel signore” vuol prendere tempo, aspettare che ci dimentichiamo dello “spiacevole incidente?”

Quello “spiacevole incidente” era mio figlio.

“Quel signore” dimenticherà presto,  noi saremo per il resto della vita come uccelli senza ali in balia del vento.

La mamma di Matteo Valenti

Per contattarmi 335 6816195

Per Joubert Thomson e i suoi genitori che stanno piangendo quel figlio che più non hanno.

Viareggio 28 febbraio 2007

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