Lettera degli amici di Matteo l'8 novembre 2006

2 anni fa, ore 9 del mattino, un rimbalzo continuo di telefonate, per spargere la notizia che ha dell'incredibile: "Matteo e grave… la ditta in cui lavorava ha preso fuoco… era solo…" durante tutta la giornata si susseguivano notizie sul possibile esito, talvolta positive, ma per lo più pessimiste, cosicché nel pomeriggio un bisogno di sapere ed una strana sensazione di confusione mentale ci ha spinti tutti a Genova, per accertarci della situazione: grave, non c’è niente da fare, ce ne rendevamo conto ma allora cosa fare? Siamo rimasti lì giorno e notte muti senza poterci guardare negli occhi, perché per noi la morte era una cosa ancora troppo difficile da comprendere e come poteva un ragazzo come Matteo morire? Facciamo qualcosa allora… cosa… abbiamo cominciato a parlare tra di noi, a raccontarci le esperienze più belle passate con Matteo, per cercare di ridere, per far sembrare tutto ciò che stava accadendo soltanto un brutto sogno.

Matteo era un sorriso con una faccia intorno, con quell’indimenticabile ossessione di mettersi i capelli dietro all'orecchio, con quel suo modo di essere un po' così, confusionario e spensierato, alla ricerca sempre di una scusa o di un modo carino per chiederti una cosa: una sigaretta, un passaggio, un gesto di amicizia… tutte piccole grandi cose, che spesso sembrano banali e a cui non sappiamo dare importanza…

Alla mente vengono le cose più disparate: le cene tra amici, le serate nei locali e quel suo modo di muoversi un po' goffo, ma pieno di ironia, le sue decisioni strampalate, come quando scelse per animale domestico non un cane, ne un gatto, ma un gallo di nome Jeanpaul, le seppie gratinate che insieme mangiavamo al Carnevaldarsena  sotto casa della nonna, le partitelle sul mare con il pallonetto "alla Valenti"’, le serate alla play station sempre con la Francia di Zidane.

Ricordo di quando all'allenamento si dimenticava sempre qualcosa, l'accappatoio, i calzini, le mutande, le scarpette, quando a pescare invece di un pesce arrappò un anatra, di quando bucava a scuola ed andava a dormire a casa degli amici, quando guidava di notte sempre senza occhiali, quando si riempiva di profumo come una donna.

E ancora i suoi vestiti strani: la bandana fucsia, il panama, le camicie stravaganti, le sue diete tanto drastiche e improduttive a base di cicchini e caffè, le canzoni "cult" come "mia" e la "mia storia fra le dita" (in spagnolo), i suoi discorsi sul  significato delle canzoni (soprattutto quelle di Battisti e Baglioni), le partite della Juve, i litigi con i  milanisti e i fiorentini e lo stereo rigorosamente a tutto volume nelle gite in macchina…

Ci manca tutto di Matteo…

Poi il 12 novembre e con esso la consapevolezza che tutte queste piccole grandi cose non avrebbero più fatto parte della realtà, ma soltanto di un bel ricordo, perché Matteo era morto e con lui tutti i suoi sogni, le sue aspettative e il desiderio di costruirsi un futuro…

Di tutto questo ci siamo fatti carico noi, i suoi amici, e attraverso il comitato vogliamo in ogni modo, che nessun altro soffra quello che abbiamo sofferto noi e soprattutto la sua famiglia… perché se anche Matteo ci ha reso persone migliori, la vita è tanto bella e importante, che è degna di essere vissuta…

Per questo oggi, a distanza di 2 anni, siamo qua ed attraverso l'inaugurazione di questa stanza vorremmo che passasse il messaggio che la sicurezza nei luoghi di lavoro deve essere un valore imprescindibile di una società che vuole definirsi civile ed evoluta… perché la vita è unica, un bene prezioso e non una merce di scambio su cui poter risparmiare…


CIAO MATTE

Viareggio, 8 novembre 2006    

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